L'ulivo di Giò Bert

«Vorrei vedere più gente sensibile a questo problema e divulgare il messaggio del disarmo».
Giò Bert, Giovanni Bertozzi, nasce a Brisighella (RA) nel 1924. A cinquant'anni decide di abbandonare la sua azienda di mobili per dare finalmente spazio a quello che avrebbe voluto fare fin da bambino, lo scultore, progetto che per senso del dovere e responsabilità nei confronti della sua famiglia aveva sempre rimandato.
Giò Bert sceglie il pezzo di legno - la "materia" che predilige per le sue sculture - in base all'idea da eseguire. Le ispirazioni per le sue opere nascono in momenti diversi, non tutte di immediata esecuzione, alcune maturano per anni. Quando in Puglia ha visto un ulivo strappato dalla terra trent'anni prima, all'età di novecento anni, ha capito che era quello di cui aveva bisogno: un albero inusuale per un discorso contro corrente. «Qui imposto questo sasso che voglio lanciare», ci racconta di aver pensato. Lo ha trasportato a Riolo Terme, dove vive e lavora, superando difficoltà non indifferenti - il tronco è molto grande, supera quattro metri d'altezza e pesa settanta quintali. L'ha pulito dalla corteccia, ha visto nei suoi rami le fiamme ardenti, maestose, e le armi al fuoco: un missile, una pistola, una mitragliatrice, un cannone; e l'uomo dal basso, che finalmente decide di disfarsi delle armi. Con l'ultima scalpellata ha sentito di essersi tolto un peso per averlo potuto realizzare. «Il significato non è nell'opera in sé, ma nel titolo», afferma soddisfatto. Erano almeno vent'anni che pensava di realizzare L'ulivo per il disarmo (terminato nel 2004 dopo due anni di lavoro).
Fin da giovane non ha mai amato le armi. Quando lo chiamarono per fare il servizio di leva era terrorizzato, non sarebbe voluto partire, ma rischiava la fucilazione per diserzione. Nell'addestramento era costretto a sparare su delle sagome, ma il semplice fatto che avessero forma umana lo ripugnava. L'esperienza devastante della guerra - nella quale avevano perso la vita davanti ai suoi occhi la nonna e la sorellina - lo aveva segnato profondamente. Già allora avrebbe dato le armi al fuoco, se avesse potuto. Non sopporta le armerie e non riesce a capire chi gira armato. «Oggi stiamo divulgando la cultura agli armamenti. Con la scusa della difesa facciamo un'offesa - afferma indignato mentre il volto si incupisce. - Se l'uomo ragionasse, metterebbe tutto a posto con il dialogo, la politica, le religioni».

Pierangela Ezzis

L'ulivo per il disarmo è visibile in Via Mattei, 20 - Riolo Terme (RA), prenotando la visita al 349 1615792.

Buddismo e Società n.114 - gennaio febbraio 2006 www.sgi-italia.org


"L'Ulivo per il disarmo" legno di ulivo, altezza 4 metri circa, foto di Fulvio Checcoli

 

Biografia

Giò Bert (Giovanni Bertozzi)

Giò Bert è nato a Brisighella il 13/12/1924, vive e lavora a Riolo Terme. Il gioco preferito da bambino era modellare il fango e la neve. Impara l’arte dell’intaglio nell’azienda Fratelli Girotti, ebanisti ed intagliatori, dove ha lavorato per quasi vent’anni. Affascinato dalla scultura del Rinascimento di Michelangelo, Raffaello, dal Cellini, inizia ad avvicinarsi a questa difficile arte da giovane e alla quale decide di dedicarsi completamente a quarantasei anni. Il desiderio di un accrescimento personale e professionale, lo porta ad approfondire la conoscenza diretta con importanti artisti come Francesco Messina, Augusto Murer, Angelo Biancini, i quali gli offrono preziosi consigli. Viene invitato a scolpire in pubblico nelle piazze di diverse città italiane ed estere, alle quali dona le sue opere che vengono installate in modo permanente nei rispettivi siti di esecuzione o nei musei locali. Le sue statue variano sia per dimensioni, dai tre centimetri ai sette metri, sia nei materiali dal legno, marmo, pietra arenaria e bronzo. Tra i suoi soggetti preferiti c’è la donna, che ama rappresentare evidenziando gli aspetti che la caratterizzano, dalla donna di un tempo che ormai nonna filava al telaio, ‘Nonna che fila’, dalla figura di madre, alla donna moderna che vuole essere bella, elegante, alta, snella ed indipendente ‘La donna gallo’, e ‘Sfreccia la formula’, omaggio a Gilles Villeneuve, una donna-macchina-freccia, che impersonifica il sogno maschile ‘donne-motori-velocità’, passando quindi dal figurativo, spesso fantasioso, all’astratto della ‘Donna al vento’.
Ha ritratto personaggi religiosi, politici, dello sport e spettacolo ed inoltre ha scolpito opere a tematiche sociali. ‘La Solidarietà’, statua del Papa Karol Wojytila, che per volontà dello stesso pontefice scomparso fu installata nell’American Children’s Hospital di Cracovia (PL), Il Presidente Sandro Pertini - Senigallia (AN), Monumento ad Angelo Biancini - Castel Bolognese (RA), L’Arbitro Arrigo Sacchi, Raffaella Carrà, Daniela Buongiorno (moglie di Mike), Museo all’aperto delle 127 giornate di Riolo Terme - Riolo Terme (RA), L’Ulivo per il disarmo - Riolo Terme (RA), Monumento a Patrizia Woolf – Ozzano Emilia (BO). I suoi colpi di mazzuolo e scalpello sono dosati ritmicamente con passione e amore, per rendere la superficie morbida e vellutata, o per far vibrare gli animi, come in ‘Maternità equina’, semplice, diretta, come madre natura. Le opere in bronzo sono tutte fuse da Giò Bert, con una tecnica personale, frutto di un lungo studio e ricerca.

Pierangela Ezzis

Dal catalogo “Il mio tempo oltre ogni tempo” Omaggio a Gilles Villeneuve in 27 opere d’arte, in occasione della mostra nell’Ex Convento del Buon Pastore a Imola (Aprile 2006). L’esposizione ed il catalogo sono stati curati dalla Galleria World’s Artists.
L’opera “Sfreccia la Formula” è stata donata dalla Galleria World’s Artists e dallo stesso artista Giò Bert, alla Signora Johanne Villeneuve



"Sfreccia la Formula" fusione in bronzo dimensini, 70 cm lunghezza, foto Isolapress

Giò Bert Nuova collezione
Fusioni di metallo su legno scolpito la nuova frontiera artistica del maestro romagnolo

C’è chi va errando alla ricerca dell’elisir di eterna giovinezza e chi sembra averlo trovato. Uno di questi pochi fortunati è Giò Bert (Giovanni Bertozzi), classe 1924. Nonostante i suoi ottantatre anni, ben portati anche fisicamente, è incredibile constatare quanto entusiasmo e passione metta ogni giorno nel suo lavoro, difatti il nostro artista non è ancora andato in pensione. Bert cela dentro di se un instancabile spirito giovanile, che lo porta alla realizzazione di nuove opere senza sosta e con estrema rapidità. “Quando ho un’idea la devo eseguire subito” – commenta Bert. Basta uno schizzo su carta e via si parte alla realizzazione del pezzo. In questi giorni sta ultimando la nuova collezione di fusioni in metallo, posizionate su legno scolpito. “Una delle prime opere che ho fatto, così per gioco, assemblando sculture in legno e metallo fuso, è stata La mia Famiglia nell’arrampicata della vita. Si tratta di una fusione rappresentante tutti i componenti della mia famiglia, (6 figli mia moglie ed io), che ho posto su una radice di ulivo, e che mi diverto a sollevare sorprendendomi io stesso di quanto perfettamente combaci su di essa.” La fantasia di Giò Bert lo porta ad elaborare sempre soggetti nuovi ed originali. Si coglie la tensione emotiva nella donna che si aggrappa con tutta la sua forza ad un albero, per proteggersi da tuoni e fulmini, in Temporale. Un gatto è scappato sulla cima di un albero, in salvo dalle grinfie di un cane Gatto al riparo. La Modella è un’altra scultura singolare. La donna è composta da una fusione in metallo bianco, in posa da sfilata, che indossa un abito in larice, scolpito con la tecnica della fibra alterata. La tecnica della fibra alterata, studiata da Bert stesso, è una sorta di fitto bassorilievo che mette in evidenza le venature del legno, palesando un abito morbido ed elegante. L’occhio ed il cuore dell’artista, tendono a ritrarre la realtà quotidiana sorridendo con ironia, soprattutto nelle opere degli ultimi anni. All’inizio della carriera artistica di Giovanni Bertozzi, le opere rappresentavano prevalentemente scenari di guerra. Immagini che egli non ha comunque dimenticato, e che rimangono stabili nelle piazze di molte città, come il Museo di Guerra all’aperto a Riolo Terme (RA). E’ possibile apprezzare le doti artistiche di Giò Bert, visitando il suo museo sito tra Cuffiano e Riolo Terme (RA), dove sono collocate sculture in diversi materiali, dal legno, al marmo, alla pietra arenaria, alle fusioni, dalle svariate dimensioni, si va da pochi centimetri fino ai sette metri. Le tematiche trattate sono differenti: la donna nelle varie espressioni, come la curiosissima Donna Gallo, l’amore nel Bacio in bicletta, la Maternità, la Paternità, l’affetto per gli animali. Le opere in bronzo sono tutte fuse da Giò Bert, con un procedimento personale, frutto di continue ricerche e studi meticolosi. Mazzuolo e scalpello nelle mani di Bert diventano utensili musicali, con colpi cadenzati ritmicamente, profusi di passione e amore, il legno libera la sua anima nell’opera realizzata. Info: cell 349 1615792

Pierangela Ezzis – Art Journal n°2 Marzo/Aprile 2007