Grazia Gottarelli "La concretezza dei pensieri"
Libri e Ciclopi nella mostra di Grazia Gottarelli in programma
a Imola (Sala dell'Annunziata) dall'11 al 26 marzo
"Ho bisogno di nutrire il mio corpo così come la mia mente, per questo mangio e leggo tutti i giorni. Proprio mentre leggevo il testo 'Profilo di Clio' di Iosif Brodskij '.Il libro..è un mezzo di trasporto attraverso lo spazio dell'esperienza.', ho preso la biro nera cominciando a fare delle linee su un cartoncino bristol bianco. Mentre nella mia mente si susseguivano chiari i termini: testa, testo, parola, veicolo, conoscenza, trasmissione, tempo, libro come concretezza dei pensieri, si sviluppavano le immagini che volevo eseguire." Per Grazia Gottarelli disegnare le sue linee, è come meditare. Spesso lei fa uno schizzo del disegno da realizzare, altre volte lo compie in una sola elaborazione. La mostra, che verrà presentata dal critico Gianni Cerioli con inaugurazione nella Sala dell'Annunziata a Imola l'11 Marzo alle 17:30, è intitolata 'La concretezza dei pensieri', composta da tredici pannelli sul tema della biblioteca, altri sei riguardanti la luce e il Ciclope. I pensieri sono raccolti nelle teste poggiate sugli scaffali, al buio della notte dei tempi da dove questi originano e formano la memoria. Volti inquietanti, come i giudizi letti nei libri, le parole che non capiamo, che non condividiamo, espressi con la mancanza di un occhio e le bocche socchiuse in sorpresa, ...i concetti fanno vibrare e raggomitolare le guance sinistre . e lo sguardo si smarrisce verso l'alto. I tratti della biro spezzettano lo spazio, rendendolo leggero, trasparente e via via sempre più fitto, non dimenticando mai in questo reticolato intessuto pazientemente, di lasciar trapelare la luce. In un ripiano un solo libro donna, tra molte pubblicazioni di maschi. Più in là un foglio accartocciato che pare una rosa, un'idea che non si è voluta condividere, o un sogno nel cassetto? 'Il libro letto', i libri ci alimentano e divengono parte di noi. Ma 'Il bibliotecario distratto', stanco di mettere al loro posto le teste degli altri, (un lavoro che non finirà mai) incapace di avere una propria opinione, scappa. Ecco le linee oblique dei ripiani a sottolineare il movimento del piede ribelle, con le dita sguizzanti in fuga, strappa le pagine. Tutto questo per arrivare a 'La Biblioteca' che è donna, come ci fa notare la Gottarelli, perché 'parola' nella lingua italiana è 'femmina', la donna è madre della sapienza, dalla sua bocca escono le parole, dai suoi genitali esce la vita. La testa è nella mano poichè la conoscenza è infinita e non c'è mente che la contenga completamente. Il Ciclope è enigmatico, colui che non riesce a piangere, non prova sentimenti. Nonostante la luce sia gialla, bianca, grigia o di tonalità scura, il Ciclope non sembra disposto ad aprire gli occhi del cuore, come l'uomo moderno, così come la donna, diventati giganti con le tecnologie del presente, sempre più chiusi e soli. Grazia Gottarelli affascinata dall'antica Grecia e dal Rinascimento, offre i suoi disegni a biro e dipinti ad olio su masonite, come in un rebus e le immagini riempiono lo spazio vuoto nel nostro cervello, colmando un poco alla volta la nostra anima. La sua abilità è tale, da lavorare con biro bianca su cartoncino nero e con biro nera su cartoncino bianco, da creare effetti speciali che confondono quale sarà quello nero e quello bianco, 'Dioscuri'. Al momento Grazia Gottarelli sta lavorando alla collezione 'U.mani': mani grandi, ditta sottili e nodose, palmi forti e paffuti. A prima vista si assomigliano le une con le altre, ma non è così. Le mani hanno la loro importanza, sono belle, chi non si sofferma a guardare quelle del proprio interlocutore, a stringerle o fare una carezza. La Gottarelli fa parlare queste estremità del corpo, le rende due scogli nel mare, come una coppia di anziani, segnate dal tempo e dalla saggezza, dove solo il corpo è in declino, ma i desideri dell'amore fisico ed affettivo sono sempre presenti. L'artista con le sue biro grigio e argento e le fessure tra le dite ombrate di nero, esalta queste sensazioni. I suoi quadri richiedono ore e ore di lavoro meticoloso, dove ogni linea è legata all'altra profondamente come sorelle, che esprimono forza e gioia sviluppandosi armoniosamente. Grazia Gottarelli da piccola dipingeva quello che aveva davanti, notato il suo talento, a cinque anni le fecero fare la prima mostra ad Imola, dove è nata nel 1942, vendendo subito tutti i suoi quadri. Così anziché andare a scuola a sei anni, Grazia lavorava disegnando. Un grande successo. Le sue abilità pittoriche vennero paragonate a quelle di Picasso, Matisse, Braque, a parole sue riconosceva "questa è luce, questa è ombra", fino a quando a nove anni viene messa in collegio. Si diploma Maestro d'Arte a Modena, si iscrive alla sezione pittura dell'Accademia di belle Arti di Brera, a Milano, si specializza in calcografia ad Urbino, smette di dipingere. Ha preferito rinunciare al successo, che in verità non ha mai amato, per trovare se stessa. Come spesso avviene, quando un evento drammatico accade, o si soccombe al dolore o si rinasce in una esplosione di creatività. Scomparsa la paura dei riflettori del passato, dubbiosi delle sue stesse capacità, quando Grazia bambina con i suoi gessetti era costretta a sopportare quelle prove "ma davvero sei stata tu a disegnare questi quadri? Facci vedere ora davanti a tutti cosa sai fare." ricomincia a scrivere, come faceva col suo diario da piccola e riprende a dipingere e disegnare nel 1990. La vita è particolare, alle volte le cose si susseguono in maniera inversa per alcuni, si nasce fenomeni, per rimanere in solitudine. Ma Grazia Gottarelli non resterà in penombra, inizia a fare delle nuove esposizioni a New York, Barcellona, Firenze, Cannes, Bologna, Crema, Ferrara Gipf-Oberfrick (Basilea) Lugano e la TV Svizzera le dedica un servizio televisivo nel 2003. Conoscendola si rimane colpiti dalla sua stabilità e concretezza, dalla sua semplicità e determinazione, dalla sua femminilità, che manifesta nelle opere, ritraendo con grazia e cura dei dettagli, dei particolari, nel tratto gentile col quale delinea le curve. Niente è a caso nelle sue composizioni. Tempo, spazio, gioventù, vecchiaia, il tempo ridotto ad un filino d'argento di pochi centimetri nelle mani dell'uomo che non può che rendersi conto che gli sfugge via, se pur avvolto nell'ottimismo dello sfondo verde intenso, 'Il filo del tempo'. Grazia Gottarelli come scrittrice e poetessa, si diverte ad analizzare le parole segmentandole, e facendo attenzione al suono di ognuna, formula titoli singolari per sue produzioni: Luce Lucy; Armodia (armonia melodia), 'U.mani' Le sue poesie sono coinvolgenti: ...."L'immagine della tradizione/ vuole che sia il libro/ a custodire il fiore/ entro la dolce oppressione/ delle sue pagine ben strette/ e con le righe ordinatamente scritte./ Nello specchio rovesciato/ dei miei giorni/ è il fiore stampato sulla carta/ a custodire al suo interno/ la parola viva/ palpitante/ stretta e oppressa./'I calici dei fiori sono colmi di lettere. Se li colgo scompaiono'."
Pierangela Ezzis - Art Journal n° 2 Marzo/Aprile 2006