Max Rambelli “Tatuaggi su tela”

Pelle umana, carta, tela o tavola ogni supporto è idoneo come base, per imprimere la propulsiva natura di Max Rambelli. Il primo tatuaggio se lo fa fare sul braccio destro a sedici anni, insieme al papà: entrambi con un disegno simile, un teschio, quello di Max, ha una rosa tra i denti. Studia al Liceo Artistico di Ravenna, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna per un paio d’anni. A diciassette anni si costruisce la prima macchinetta artigianale per fare i tatuaggi. Dodici anni fa, nel 1995, apre The Max Tattoo nella Galleria del Corso Matteotti, 14/1 a Lugo (RA), tel 0545/33816. Dal suo studio i corpi tatuati camminano, si spezzano e si ricompongono. Divengono, opere d’arte. Recente l’esposizione dal titolo “Cuori Sacri” nella Galleria di Porta Montanara a Imola dal 13 al 19 aprile, dove l’artista ha proposto anche immagini sacre con tatuaggi degli anni ‘50. Mani, poggiate sulla tavola, sfiorano, palpano, scavano, disegnano, mani che possono fare male incidendo la pelle nel tatuarla e farla gocciolare di sangue. Macchie di sangue secco (reso dal bitume) sui quadri di Max, che diventano oro, estasi, illuminazione. Il piacere della sofferenza, un sottile masochismo per apparire più belli e originali, volersi distinguere, perché ogni essere umano ha la sua storia unica e particolare. Come la storia di Cristo, ne “L’ultima cena”, un primo piano di ogni apostolo, ognuno con la sua caratteristica espressa dal tatuaggio. Jesus al centro con il cuore sacro. Davanti ai suoi occhi la cena a colori: un panino da Macdonald’s, imbottito di pubblicità, consumismo, apparenza senza sentimento nè coerenza. Poche parole per un consumo rapido. Jesus sdrammatizza “solo un panino?” come se esprimesse tutta la delusione per quello che sta per accadere. Max Rambelli conosce perfettamente l’anatomia umana. Come un macellaio appassionato, seleziona e taglia le porzioni migliori, da offrire ai suoi clienti spettatori. Nell’opera la “Passione ‘50 Trittico”, con eleganza raffigura le braccia e le gambe, gli arti simboli della sofferenza del martirio subito, tatuati con le rondini, segno di fedeltà, amore e famiglia, (la rondine quando si accoppia non lascia più il suo compagno) e le farfalle a rappresentare la libertà. Sui piedi un veliero e un’ancora, speranza e amore. L’opera raggiunge la massima espressività dalle tracce del sangue che cola dalle ferite. Ogni tatuaggio ha un suo significato, e Max vuole sfatare il mito del tatuaggio emblema del male, del carcerato. Il vero tatuaggio ha una tradizione antica, ricca di saggezza e di rispetto per i valori umani. Max Rambelli è un inventivo, utilizza tecniche miste, carboncino, bitume, disegna, con una matita grassa su fogli di carta acetata, per attaccarci lo scotc e ricomporre l’immagine sul cartoncino, che applica sulla tela, creando un effetto quasi fotografico. Rambelli è un artista che non si risparmia, dà tutto quello che ha e ancor di più. Le opere sono rigogliose, dalla quantità dei materiali utilizzati, all’abbondanza delle immagini, dei significati, sempre avvolte da un grande sentimento. Gli piace provare nuove strade, crescere e confrontarsi col Max di oggi per diventare il nuovo Max di domani. Rambelli ha partecipato a delle collettive: “Ritratto Autoritratto, pittori del ‘900 in romagna al Palazzo Sforza di Cotignola, alla “Collettiva mostra d’inverno” con il Circolo Amici dell’Arte di Imola. Le mostre personali sono state ospitate a Ferrara, Bagnacavallo, alla Galleria Minardi di Lugo, Ravenna, Cotignola, Imola.
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Pierangela Ezzis – Art Journal n° 3 Maggio/Giugno 2007



"Ultima cena '50" tecnica mista su tela 110x110 cm